Come sarà la casa del domani?

Massimiliano e Doriana Fuksas, insieme allo studio associato Archea di Firenze, hanno illustrato con una lettera aperta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le linee guida per ripensare la casa di domani.

E’ un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quello rivolto dai coniugi Fuksas e dallo studio associato Archea di Firenze affinché l’Italia cominci a pensare al post Covid-19, al futuro della nostra società che dovrà comunque fare i conti con il rischio di pandemie. In questa ottica è necessario tra le altre cose pensare alle abitazioni del futuro, che dovranno essere riformulate. Ma come?

Nella lettera inviata al presidente della Repubblica sono state sviluppate alcune riflessioni che puntano ad essere vere e proprie linee guida da affidare alla politica, come spiegato all’Ansa da Massimiliano Fuksas e all’architetto Laura Andreini di Archea. Molto probabilmente le abitazioni di domani verranno ripensate “in funzione di una vita molto più integrata dalla tecnologia e forse meno mobile”.

Nello specifico, l’architetto Andreini ha spiegato all’Ansa che “le nostre case dovranno essere più sicure, ma anche più accoglienti”. Pensando quindi alla casa di domani si prospetta l’idea di un’abitazione che sia “un rifugio piacevole e connesso”, ma non solo. La casa di domani dovrà essere anche “un posto salubre e adatto ad ospitarci se ci ammaliamo o se veniamo attaccati da un virus come il Covid senza dover oberare subito gli ospedali”.

E soffermandoci proprio sull’esigenza di pensare a una casa che sia anche luogo di cura, all’Ansa Fuksas ha sottolineato l’esigenza di “dotare tutte le abitazioni di un kit con le poche cose indispensabili per il pronto soccorso, dal termometro al saturimetro, a un attacco per erogatore di ossigeno, una telecamera, uno smartphone o un computer di collegarsi con una struttura sanitaria territoriale”.

Secondo l’architetto Andreini, inoltre, le case dovranno diventare spazi più flessibili, “con spazi comuni nei palazzi, dove possibile anche un intero piano da poter attrezzare per lo smart working e lo smart learning e se necessario riconvertire per l’isolamento e l’assistenza dei malati”. Dovrano esserci presidi diffusi per le sanificazione dei luoghi e si dovrà ripensare a un trattamento dell’aria condizionata. Sarà essenziale “rivedere il sistema della circolazione dell’aria interna agli ambienti”.